Nothingman.

Litigo e penso e ascolto questa.

La relazione più sincera, che io abbia mai avuto, è stata con il “trentenne” di stampo indecifrabile. Non pretendevo niente. Assolutamente niente. Non avevo bisogno di dimostrazioni d’amore pubbliche o di attaccare l’etichetta “fidanzato” sulla sua testa. Volevo solo essere amata, in quei pochi momenti che ci ritagliavamo per noi.

Non ricordo una lite. Nemmeno una. Non ricordo scenate di gelosia, nessuna. Anche se di dubbi e di problemi, ne avevamo piene le teste. Ricordo solo l’intensità dei momenti.

La vita mi corre davanti e io galoppo per raggiungerla, sono schiava del mio passato e del mio presente. Il passato che ha risucchiato tutto e che puntualmente mi da immagini di se riflesse, nel presente. Io vedo e sento il tuo profumo in qualche modo costante. Ci sarà una parte di me che mi crea allucinazioni? Stanotte ti ho sognato. Uno di quei sogni chiarissimi da vivere, ma difficili da raccontare.

Eri tu, mi prendevi e mi dicevi di venire con te perché io avevo bisogno di te e anche tu. Mi prendevi per mano e mi guidavi verso una giusta direzione; non lo dicevi, ma sapevo dentro di me che era giusta. Vedevo nemiche le persone che nella realtà mi sono amiche.

Ostinante mi lasciavo trascinare e tu eri accanto. Stringevi il mio polso e ascoltavi la mia storia.

Guardo avanti. Per un attimo mi giro ad osservarti per assicurarmi che tu sia veramente tu, ma non è così. Immediatamente stai invecchiando. Le rughe, il tuo viso troppo maturo. Ti accarezzo la testa e mi ritrovo un pugno di capelli che stringo con rabbia nel palmo della mia mano.  Perché hai perso questo tempo se era questo quello che volevi?

In realtà io sono identica a prima, non una ruga, non un segno del tempo, stesso conto in banca e stessa precarietà.

Mi sveglio di soprassalto spaventata di aver ceduto al mio incubo. Mi alzo e vado a lavare la mia faccia scossa dalle espressioni della notte.

Io non voglio restare “giovane per sempre” e poi svegliarmi un giorno e capire di aver sprecato il mio tempo. Non voglio alzarmi e capire di aver desiderato le cose sbagliate.

Vivo di emozioni forti, o almeno prima era così. Adesso mi lascio trascinare dalle barbarie della  società e del mondo. Vivo con e per gli altri, senza chiedermi se è giusto.

Sono realmente cambiata?

Con te era tutto un percorrere strade pazzesche e immaginarie.

Noi non facevamo mai passi avanti, restavamo sull’orlo del nulla ad ascoltare ciò che la vita ci sussurrava. Tu avevi bisogno di me per sognare e io di te per crescere.

Ora sono cresciuta infelice. Passo sopra le emozioni per privilegiare il buonsenso. Vorrei evadere, ma tutto ciò che mi circonda è costruito. Tutto costruito dall’uomo e per l’uomo. Qualsiasi modo io abbia per evadere è in realtà una costruzione mentale e architettonica. Io vedo luoghi, case, bar.. costruite dall’uomo. Divertimento sfrenato per far soldi. Ricerca oscura della felicità.

Ma cosa voglio che sia la mia felicità?

Tu hai provato a spiegarmelo, ma non sei riuscito a dimostrarlo. Ora cerco un perché e una via di fuga da ciò che gli altri chiamano “vita”.

“Una volta lei credeva
ad ogni storia lui le raccontasse
un giorno si è irrigidita
lo ha abbandonato
sguardi vuoti
da ogni angolo di una cella in prigione
uno esce appena
l’altro è lasciato dentro al pozzo
e colui che dimentica
sarà destinato a ricordare.”

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Scrivo come posso, quando posso, dove posso. Scrivo in fretta e furia, come ho sempre vissuto. [Céline] Vedi tutti gli articoli di Entalpia

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