Archivi del mese: ottobre 2014

Le chat et la maison.

In fondo non ha importanza quanto sia stretta la tua stanza o quanto stia in basso il tuo appartamento.

Basta avere un letto, della musica e un gatto… per sentirsi subito a casa.

Per sentirti a casa hai bisogno di “cose quotidiane”, di ripetizioni. Il gatto è metodico, serve a questo. Serve a svegliarti cinque minuti prima che suoni la sveglia, perché LUI ha fame e ha deciso che le 07.55 sono un buon orario per cominciare la giornata.

Dopo la colazione stampa quella favolosa cagata che ti farà salire il vomito e ti farà correre in bagno subito dopo aver messo su il caffè. (Ammettiamolo, anche la puzza di cacca è sinonimo di casa. Quando entri in bagno subito dopo l’evacuazione di tuo fratello… per esempio.)

Mentre sgranocchi i biscotti e butti giù la tua tazzina di caffè, il gatto esegue una strana danza attorno a te, alternando degli strani suoni a degli scatti di corsa veloce. Ti sta dicendo che ha voglia di giocare, che lui è già attivo e tu ancora devi risvegliare i tuoi sensori spaziotemporali. Ti ricorda che lui non ha bisogno di affrontare nessuna società fuori, che non lo sta aspettando nessuno e che in qualsiasi momento potrebbe tornare nel TUO letto a dormire e poltrire.

Insomma, ti sta esprimendo ciò che tu non vorresti pensare. Maledetto.

I gatti hanno tanti vizi, tante caratteristiche.

Il mio ruba calzini.

Già. Il mio gatto è un ladro. Si accuccia sulle mie pantofole pelose e mi ruba i calzini.

Ovviamente accetta le coccole solo quando è lui a richiederle esplicitamente, altrimenti morsi e graffi per dimostrare affetto. Eh sì, i gatti hanno un modo contorto di dimostrare affetto. Fidati di un gatto che pare volerti staccare il dito e diffida di colui che ti lecca la mano.

Il mondo dei gatti è al contrario.

Tutto questo mi risulta estremamente sopportabile? .

Quando mi metto a letto lui si accuccia adattandosi perfettamente al mio corpo e seguendo minuziosamente i cambiamenti delle mie posizioni per tutta la notte.

E’ uno stronzo, ma neanche lui può vivere senza me.

Il gatto è la mia idea di “casa”.

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Lost.

Trattengo il respiro e tiro giù l’ultimo sorso di Jack.
Ancora una volta dimentico di ascoltarmi e come cera liquida cambio forma e sinuosamente divento esattamente ciò che il resto del mondo vuole che io sia.
Metamorfosi.
Forte capacità di adattamento?
Scarsa individualità caratteriale?
Chi sono? Sono ciò che gli altri vogliono vedere in me. Sono una persona fidata. Sono una sconosciuta. Sono una stronza da offendere per strada solo perché oggi è una giornata storta. Sono assolutamente nessuno. Sono la persona gentile che ti passa il biglietto del bus. Sono un numero in fila davanti la posta. Sono un codice di matricola. Sono quella che ti fa ridere. Sono quella che ti fa piangere.
Sono sincera, ma a volte posso mentirti… se vuoi sentire bugie.
Mille volti in cui potermi cercare. Il mio ego si fa grande e si frantuma in granelli di esistenza vissuta e di esistenza in potenza. Non è forse vero che siamo i riassunti di tante persone?
Siamo come una tela bianca e dei colori.
Siamo le macchie che imbrattano la tela.
Siamo il vento che la fa cadere e la pioggia che la bagna.
Siamo i colori sbiaditi dal tempo.
Siamo un insieme infinito di forme sbavate e tentate correzioni.
Improvvisamente mentre provo ad ascoltarmi, mi accorgo di essermi persa in tutte queste sfumature. Continuando a rincorrere un ideale di me stessa che non può che essere diverso ogni volta.
Forse è impossibile dare una forma a qualcosa che una forma non l’ha avuta mai.
Come un pentagramma vuoto ricerco la mia perfetta melodia. Come una chiave di violino la vita gira su se stessa.

Per la prima volta non ho avuto bisogno di inventarmi un’immagine. Ho messo della musica e quella musica è piaciuta. La mia musica. E basta.
Quando, in mezzo a tutta questa confusione di maschere, ti accorgi di aver toccato l’unica e vera raffigurazione di te… ti senti felice. Sì, felice. Per una volta senza censure.
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(Foto di Stefania Cacace – Frame)


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