Archivi del mese: settembre 2015

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E’ fastidioso ascoltare le tue parole e lo trovo inutile. Siamo esseri fatti di carne e ossa. Sentimenti? Tanti sì, ma siamo soprattutto una massa di carne e sangue. Una massa con una forma che noi ormai consideriamo una forma “normale”. Un contenitore ripieno di organi e altre viscere schifose. Un contenitore che vogliamo per forza riempire di anima e cose invisibili che “stanno al di sopra”. Come se non fosse già abbastanza straordinario il pompare del cuore, lo scorrere del sangue nelle vene, il moto oscillatorio dell’ugola, il continuo e perpetuo respirare, il rigenerarsi della nostra pelle. Oltre alla perfetta sincronia dei nostri marchingegni viscerali vogliamo per forza convincerci che qualcos’altro ci domina. Come se volessimo una giustificazione. Come ti stessi dando, tu, una giustificazione.
Ci sei tu e ci sono io. Poi c’è un letto e questa notte.
Non ho bisogno di credere che ci sia qualcosa oltre la mia voglia di baciarti, adesso. Un’altra dimostrazione della nostra macchina perfetta, noi che ci muoviamo incastrando i nostri corpi in un modo totalmente naturale e complementare.
Fissiamo delle regole
Delle stupide regole per celebrare questo atto dandogli un’etichetta. Non siamo più capaci di far nulla se non siamo sicuri di sapere quello che stiamo facendo. Se non siamo in grado di dare un nome… a questa “cosa”. Chiamala come ti pare, mettile un nastro rosso o riempila di merda, a me non interessa. Io voglio il tuo corpo.
Mistifica pure questo peccato compiuto per nulla, ma goditi il momento. E se vuoi vederci amore, vedi l’amore. Rilassati e lasciati andare, senza chiederti sempre il perché di tutto. O il come. O il dopo. Non lo saprai mai finché non lo vivi. Non voglio illuderti e non lo vuoi neanche tu, ma non lo sappiamo… cosa potrebbe diventare. Per me è stato un atto istintivo, evitando il controllo, abbandonando il buonsenso e scollegando il cervello.
E’ il culmine della nostra splendida macchina. E’ il paradosso invincibile che ci domina. Voglio te, adesso, dentro di me. Voglio te, dopo, a dormirmi accanto.
O forse no.
Voglio una sigaretta. Rimani lontano, ancora per un po’. Stacco quel filo immaginario che mi ha tenuta legata per queste tre ore. Diventi un piccolo disegno stilizzato dalle mie voglie ormai soddisfatte.
Non dormirai nel mio letto, questa è la mia regola
Posso fumare una sigaretta prima di andare?
Certo
Un attimo e voglio tutto. Un attimo e voglio niente.
E se dovessi spiegarmelo, non ci riuscirei. E’ quasi come vivere entrambe le condizioni senza sapere dove inizia l’una e dove termina l’altra.

Il giorno dopo mi sveglio con l’odore di sesso e lui ancora vivi nelle lenzuola.
Mi alzo e guardo allo specchio le mie occhiaie, mi lavo la faccia con l’acqua gelida.
E’ meglio cambiarle subito, queste lenzuola.

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in sottofondo: Night


Traslochi

Arrivi a Roma. Lasci la tua isola e la tua famiglia. La tua terra cattiva e gli amici con cui sei cresciuto.

Ti trasferisci nella Capitale, il ritmo cambia… è tutto un caos. I tuoi occhi sono come spugne, assorbono tutto quello che li circonda. La tua voglia di conoscere è matta. Lasciarsi il passato alle spalle.

Prendi un aereo e il tuo amore dimentica chi sei, bastano due mesi e lanci dalla finestra 2 anni della tua vita.

Ti chiedi se le cose sarebbero andate diversamente se tu fossi ancora confinata in quell’isola, a morire per un futuro che non c’è e che non troverai mai. Le radici dei siciliani sono crudeli con i propri figli.

Insomma fai tante esperienze, riesci a trovarti un lavoro, un gruppo di amici, una certa serenità.

Qualche posto riesce anche a diventare familiare, a farti sentire a casa anche se stai qui solo da un anno.

Ogni tanto una notte di passione rubata a qualche demone pronto a darti un briciolo d’amore. Ma un briciolo è sempre un briciolo… non ti soddisfa mai.

Oggi è il quarto trasloco. E ogni volta spero che sia l’ultimo, non mi piace mettere la mia vita in scatoloni puzzolenti e pieni di polvere. Mi fa sentire sempre senza una casa.

Non cerco la stabilità, ma non sdegno l’equilibrio.

Il mio equilibrio è lunatico; è come se camminassi ubriaca su di un muretto stretto e cadessi ripetutamente a terra.

Sto alla finestra del settimo piano di un palazzo in centro, guardo le vite che scorrono e mi sento nulla.

Sono il nulla in questa grande città.

Scalcio per imporre la mia presenza. A tratti riesco a sentirmi importante per qualcuno, ma il momento dopo sono la formichina che investi con la ruota della macchina.

Mi siedo e comincio a girare su me stessa. Voglio il vomito da capogiro.

“Ti soffocherei con un abbraccio solo”

Mi farei soffocare volentieri da te, amico mio.

I saluti si fanno sempre più strazianti, a quest’età la vita si rivolta continuamente e improvvisamente.

Non so quando ti rivedrò o se le nostre vite si allontaneranno ulteriormente.

Intanto brucio dentro.

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Creep.


Al di là del Buco

Verso la fine della guerra fredda (e pure calda) tra i sessi

Un'americana a Roma

Not your average American girl in Rome.

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