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E’ fastidioso ascoltare le tue parole e lo trovo inutile. Siamo esseri fatti di carne e ossa. Sentimenti? Tanti sì, ma siamo soprattutto una massa di carne e sangue. Una massa con una forma che noi ormai consideriamo una forma “normale”. Un contenitore ripieno di organi e altre viscere schifose. Un contenitore che vogliamo per forza riempire di anima e cose invisibili che “stanno al di sopra”. Come se non fosse già abbastanza straordinario il pompare del cuore, lo scorrere del sangue nelle vene, il moto oscillatorio dell’ugola, il continuo e perpetuo respirare, il rigenerarsi della nostra pelle. Oltre alla perfetta sincronia dei nostri marchingegni viscerali vogliamo per forza convincerci che qualcos’altro ci domina. Come se volessimo una giustificazione. Come ti stessi dando, tu, una giustificazione.
Ci sei tu e ci sono io. Poi c’è un letto e questa notte.
Non ho bisogno di credere che ci sia qualcosa oltre la mia voglia di baciarti, adesso. Un’altra dimostrazione della nostra macchina perfetta, noi che ci muoviamo incastrando i nostri corpi in un modo totalmente naturale e complementare.
Fissiamo delle regole
Delle stupide regole per celebrare questo atto dandogli un’etichetta. Non siamo più capaci di far nulla se non siamo sicuri di sapere quello che stiamo facendo. Se non siamo in grado di dare un nome… a questa “cosa”. Chiamala come ti pare, mettile un nastro rosso o riempila di merda, a me non interessa. Io voglio il tuo corpo.
Mistifica pure questo peccato compiuto per nulla, ma goditi il momento. E se vuoi vederci amore, vedi l’amore. Rilassati e lasciati andare, senza chiederti sempre il perché di tutto. O il come. O il dopo. Non lo saprai mai finché non lo vivi. Non voglio illuderti e non lo vuoi neanche tu, ma non lo sappiamo… cosa potrebbe diventare. Per me è stato un atto istintivo, evitando il controllo, abbandonando il buonsenso e scollegando il cervello.
E’ il culmine della nostra splendida macchina. E’ il paradosso invincibile che ci domina. Voglio te, adesso, dentro di me. Voglio te, dopo, a dormirmi accanto.
O forse no.
Voglio una sigaretta. Rimani lontano, ancora per un po’. Stacco quel filo immaginario che mi ha tenuta legata per queste tre ore. Diventi un piccolo disegno stilizzato dalle mie voglie ormai soddisfatte.
Non dormirai nel mio letto, questa è la mia regola
Posso fumare una sigaretta prima di andare?
Certo
Un attimo e voglio tutto. Un attimo e voglio niente.
E se dovessi spiegarmelo, non ci riuscirei. E’ quasi come vivere entrambe le condizioni senza sapere dove inizia l’una e dove termina l’altra.

Il giorno dopo mi sveglio con l’odore di sesso e lui ancora vivi nelle lenzuola.
Mi alzo e guardo allo specchio le mie occhiaie, mi lavo la faccia con l’acqua gelida.
E’ meglio cambiarle subito, queste lenzuola.

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in sottofondo: Night

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Informazioni su Entalpia

Scrivo come posso, quando posso, dove posso. Scrivo in fretta e furia, come ho sempre vissuto. [Céline] Vedi tutti gli articoli di Entalpia

6 responses to “Etichette.

  • Jim

    Già il “fissare le regole” su una cosa di puro istinto è fastidiosa, ma l’ultimo “invito” è da calcio nelle palle e un invito all’autoerotismo perenne, o almeno fino a quando la vista è ridotta a 1 decimo + doppio tunnel al carpale.

    • Entalpia

      Questa è la storia di una mia amica, e sì.. mi ha fatto riflettere su certe “regole” che siamo costretti a fissarci credendo che ciò renda più nobile il nostro atto. Dobbiamo veramente giustificarci con noi stessi? Ma chi se ne frega! Il secondo invito non è un invito in realtà, ma una presa di posizione.. della serie “vuoi le regole? tieni le tue stupide regole”.. magari poteva finire in altro modo

  • vagoneidiota

    Eh, si.
    Il potere della chimica.
    Hardsoul Feat. Ron Carroll – Back Together (Director’s Cut Classic Club Mix)

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