Una domenica persa.

Oggi è un giorno incompleto. Oggi non entra il sole dalla finestra e non piove. Oggi è un giorno rimasto a mezz’aria. Un orologio rotto. E’ domenica, ragion per cui la sveglia non irrompe con il suo suono assordante. E’ domenica e non ho nessun motivo valido per uscire di casa, se non la mia irrequietezza. Avrei voglia di uscire, ma allo stesso tempo non ho voglia di andare da nessuna parte. E’ il 25 gennaio 2015 e non c’è nessuna ricorrenza da festeggiare. E’ domenica, fossi stata cattolica avrei avuto un motivo per togliermi il pigiama: andare a messa. Purtroppo non lo sono, quindi per me oggi è un giorno incompleto.

Apro gli occhi e, ancora distesa sul letto, sento quel nervosismo familiare che mi scorre nelle vene e imbratta il mio sangue. “Oggi sarà una giornata di merda” mi ripete una vocina nel cervello.

Provo a sollevare il piede giusto per alzarmi.

Attraverso la casa non curante di dare il buongiorno ai miei coinquilini e mi precipito in bagno. Sento una sensazione strana, come se avessi perso un pezzo di me. Ho perso un pezzo di me, questa notte. Ho perso letteralmente un pezzo di me, ma ovviamente non riesco a vederlo. Forse ho smarrito qualche ricordo e adesso navigo in cerca di quel qualcosa. Ma cosa esattamente?

Questa mattina mi sono alzata e ho pensato al cambiamento che sto subendo. Guardandomi indietro, mi accorgo di aver passato un altro step. Come se fossi passata a un livello successivo, non necessariamente positivo, anzi a dir la verità non riesco a capire se sia positivo o negativo, però ho la certezza di aver perso qualcosa e di aver cambiato qualcosa.

Sono nervosa come quando non trovo il mazzo di chiavi e devo uscire perché sono in un ritardo fottuto. Ecco, è esattamente così. Solo che adesso non si tratta del mio mazzo di chiavi, ma di una idealistica me che si è lasciata andare qualcosa. E’ come cercare di acchiappare fumo… inutile e deludente.

Prima di rendermi odiosa a qualsiasi persona si trovi a rivolgermi la parola, preferisco vestirmi e uscire. Carico il telefono, prendo le cuffie e metto un libro nella borsa, “Elogio della follia“. Cammino come solitamente non cammino mai, ovvero con molta calma, osservando tutti i negozi chiusi. Oggi è un giorno in cui non si lavora e io non ho fretta di raggiungere nessun luogo, quindi il mio passo è lento e altalenante.

Il mio lento “nonandaredanessunaparte” mi porta in un parco, dove adocchio una panchina vuota. C’è una strana pace che mi calma, nonostante la perpetua sensazione di irrequietezza e di perdita. Forse sono sollevata perché ho scoperto che, anche in una grande città come Roma, ci si può isolare. Ed è proprio questo che mi distoglie da quel pensiero assordante.

Ho perduto qualcosa? 

Oggi sono qualcosa che non ero ieri.

Ho sempre pensato di essere in continuo mutamento, ma sentirmi addosso una me stessa diversa… questo è… spaventoso.

Sì, mi spaventa.

E poi tutti quegli incubi, ogni notte, gli stessi incubi. La stessa persona. La stessa faccia che puntualmente il mio cervello proietta appena abbasso la guardia.

Oggi è un giorno incompleto.

Per questo scrivo.

Per questo ascolto musica.

Per questo confondo il mio subconscio con Erasmo da Rotterdam:

Qualsiasi cosa siano soliti dire di me i mortali, e infatti non sono così sciocca da non sapere quanto si parli male della follia anche da parte dei più folli, tuttavia sono io, io sola, ve lo posso garantire, che ho il dono di riuscire a rallegrare gli dèi e gli uomini.

 

IMG_8117.JPG

Annunci

Matematica applicata alla vita.

Ultimamente ho imparato ad applicare la matematica alla mia vita (visto che comunque la filosofia non funzionava).
Da ciò è uscito fuori che è matematicamente accertato che se tu dai 100, la gente ricambierà solo con il 40; è matematicamente riconosciuto e riscontrato che 1 problema non è mai uno, ma si dirama in tanti altri piccoli problemucci che alla fine, se vogliamo essere ottimisti, ti ritrovi sommerso dalla merda… fino al collo.
Ma a scuola, personalmente parlando, mi hanno sempre insegnato che al massimo mi sarei ritrovata a contare le mele al supermercato, o il resto da ricevere per le suddette mele. Mica me l’ha mai detto nessuno che avrei dovuto scalciare e smadonnare per qualcosa che effettivamente non è in mio potere.
I numeri non sono in mio potere, i numeri non esistono. Sono degli “oggetti” totalmente astratti.
E i problemi?
I problemi sono strani, stanno nella nostra testa, stanno nelle nostre dinamiche mentali. I problemi materialmente non esistono, ma incidono su gran parte della nostra vita. È a causa dei problemi se io, il lunedì mattina, mi sveglio con la stessa voglia di vivere di un bradipo ingessato dal collo in giù. (Ovviamente se io fossi veramente immedesimata in un bradipo non mi porrei tutti questi grandi problemi).
Solitamente ci piace aggrapparci agli altri, questo atteggiamento ci crea quel senso illusorio di benessere. Parlare con un amico mi fa sfogare. Scrivere qui, a voi, mi fa sfogare. Chiacchierare al telefono con mia madre della disposizione degli addobbi natalizi mi fa sfogare. Colloquiare con la mia gatta, credendo veramente che mi possa dare una risposta, mi fa sfogare.
Ma in realtà, cosa ho concluso?
Nulla.
Zero, se vogliamo vederla da una prospettiva numerica.
Spesso quello zero può anche andare sotto e scendere a -1, -2, -568… E più scendi, più fai fatica a risalire. Come se ti fossi riempita di pesi la pancia e ti fossi buttata in fondo al mare in tempesta.
In realtà mi sento così perché, in questo periodo, riesco a prendere bastonate da tutti e tutto. Qualsiasi cosa, davvero, ve lo giuro! Forse è il mio atteggiamento? Oppure mi hanno scambiata per una pignatta e pensano che prima o poi comincerò a sputare fuori caramelle?
Effettivamente non ero molto brava in matematica al liceo, sono sempre stata più filosofa. Ho sempre pensato che tutte queste congetture non esistessero, in realtà esisto io e il MIO modo di vedere le cose.
Cara sottoscritta, mi sa che qui abbiamo sbagliato proprio tutto.
E’ matematicamente accertato che la vita è una puttana con la sifilide. Se ti ci butti a capofitto, lei, come una perfetta bastarda, si sposta e ti lascia sprofondare nella tua stessa illusione. Poi ti guarda dall’alto e ti dice “dai, cogliona, provaci ancora e vedrai che alla prossima ti sfondo!
Ecco. Io adesso la sto guardando dal basso, la mia vita, e devo dire che è veramente una gran stronza. Lei si che è cazzuta. C’ha le palle, insomma.
Forse ho deciso di rimanere rannicchiata sul fondo, sommersa dalla merda a guardare quella brutta bastarda che se la ride e che, da oggi, non avrà più modo di giocare con me. No. Perché io mi tiro fuori da tutti questi fanatismi, mi tiro fuori da tutta questa gente indecisa, mi tiro fuori dalle preferenze degli altri che non ricadono mai su di me, mi tiro fuori da questo gioco di merda… perché è malsano. E’ malsano credere in “qualcosa”.
Che poi questo “qualcosa” che cerchiamo cambia sempre e sei sempre allo stesso punto del cazzo. Sempre. Ferma. Come la tartaruga di Zenone che poverina ci provava, ma come faceva ad andare dal punto A al punto B se in mezzo ci stavano infiniti step da superare? Infiniti come i problemi che ho io in questo momento.
La mia simpatica mente razionale non ha voglia di venire a soccorrermi (e quando mai!?!?!).
La razionalità quando serve non c’è mai, è sempre in letargo; un po’ come la calcolatrice che decide di abbandonarti durante il compito di matematica sulle radici e le proprietà dei radicali.
Forse dovrei ritornare a credere in Dio e dirgli che magari ha mangiato troppo perché la merda che sta buttando qui sotto è INFINITA!

Comunque è matematicamente dimostrato che se io non ci provo, non posso perdere. Se io non mi spendo, posso conservarmi per altro per cui ne varrà veramente la pena.

Vi comunico che l’unica canzone che adesso ho voglia di ascoltare è questa. Per il resto, il prossimo post che scriverò sarà sulle viole e i ciclamini. Non so perché, mi andava di lasciarvi con una vana speranza che io possa ritornare ottimista.

adaptsurvive

 


Banali retroscena della mia vita di merda.

Io spero che sia solo colpa dell’ossitocina, se in questo momento mi sento morire dentro.

Ho voluto abusare della sostanza meno raccomandabile, dello stato più precario che possa esistere, della condanna peggiore a cui l’uomo decide volontariamente di sottostare: l’Amore.

Io spero che sia solo colpa dell’ossitocina, se in questo momento i miei occhi non smettono di piangere.

E se così fosse vorrei che svanisse in fretta il suo effetto. Vorrei potermene liberare senza neanche accorgermene.

Guardare una persona che hai davanti e non riconoscerla.

Come se un giorno mi svegliassi e allo specchio vedessi un’altra immagine riflessa… un viso più tondo, magari con i capelli più corti e gli occhi scuri.

Impazzirei e comincerei a girarmi e rigirarmi e urlerei, sì che urlerei se l’immagine allo specchio non mi rappresentasse più. Il mio piccolo castello di sabbia, sapientemente costruito, si sta sgretolando per far spazio a un enorme e gigantesco buco.

Rimango incastrata in questo buco schifoso, sommersa dalle mie stesse promesse e dai miei stessi rimorsi. Ho fatto tutto. Ho cercato di amarti, ma evidentemente il mio amore era solo uno scoglio per te.. da arginare nel peggiore dei modi possibili. Mi hai mostrato cosa vuol dire sprecare le proprie energie per qualcosa che non vale la pena di essere vissuto. Tutto quello che volevo era te.

E in questi casi il tempo potrebbe raccogliermi e rimettermi dolcemente al mio posto. Ma il tempo è un bastardo. Scandisce la vita come vuole. La rende un’agonia.

Mi vergogno di essermi innamorata, mi vergogno di pensarci ancora.

Vivo in un loop. Vivo in una continua e perpetua domanda senza risposta. E i silenzi. I silenzi sono insopportabili. I silenzi mi stanno scavando gli occhi e rendendo impossibile la visione di un futuro.

Forse è arrivato il momento di rassegnarmi.

Odiare qualcuno e non potersene liberare.

Tutto cambia. Niente torna come prima. A noi sta il compito di assecondare la vita e di farci trasportare da questo oceano di avvenimenti. E prima mi convincerò di non poter ripristinare il passato… prima ricomincerò a vivere.

IMG_6504

Dicevi che non dovevamo alienarci e diventare dei perfetti prototipi da passeggio… eppure è successo, nel modo più squallido possibile.


Un pomeriggio di amicizia e sproloqui.

Ma secondo te il problema siamo noi? Che non riusciamo ad adattarci? Oppure sono loro che hanno dei paraocchi come cavalli? E riescono soltanto a vivere ciò che già conoscono?

Ma vaffanculo! Sono loro ad avere dei problemi, anzi sono UN problema. Noi siamo fortunati… siamo curiosi e non seguiamo un pensiero comune!

Sono io la fortunata? Non trovo neanche qualcuno con cui condividere un genere musicale!

Sei fortunata, cazzo. Perché magari avresti voluto farlo. Sei curiosa!

Cazzo, volevo nascere cretina.

Perché l’ignoranza è una bella condizione mentale per vivere felici. O, quanto meno, non provare nemmeno a riconoscere la felicità. Perché quando non ti poni delle domande, stai bene. Ti senti appagato. E’ bello quando non sei consapevole di essere insignificante quanto una molecola di idrogeno che si allontana durante l’evaporazione dell’acqua di quella pozzanghera a terra per strada. Chi cazzo ci pensa alle molecole di idrogeno? Immaginati mentre sei in piena corsa per prendere il bus? (La pozzanghera, l’hai vista?)

Comunque è una condizione del cazzo, la consapevolezza. La “presa di coscienza”. Ma de che? Di quale coscienza? La coscienza che la mia esistenza è insignificante? E che dovrei cercare di sfruttarla al meglio? Vivere con il fiato sul collo, per cercare di viverla sta cazzo di vita!

E tanto lo so che vivrò nello sconforto estremo, sempre. Perché non saprò mai cosa e chi varrà la pena di essere vissuto. Ed è come quando cerchi di fare tante cose (e le fai male), piuttosto dovresti concentrarti su una cosa (e farla bene). Cazzo ma come si fa a scegliere?

E’ abbastanza strano come pensiero, ma se proprio devo essere preciso il fatto di sapere che nella nostra vita non saremo mai completamente liberi……. E di sapere che siamo soltanto dei polli da spennare, comandati da gente che nemmeno conosciamo. Sapere che non ci si può fidare di nessuno, perché ormai non ci si può fidare di nessuno! Obiettivamente! Ci inculiamo tra di noi.

Porca troia. E’ tutto così malato e noi lo accettiamo.

Sapere che tutto quello che facciamo di sbagliato lo pagheremo nel nostro futuro, ma continuiamo a farlo. Sapere le nostre debolezze e sapere che anche la persona con cui stai ha le tue stesse debolezze. Perché siamo fatti di carne. E di spirito. E di istinto.

E’ come se non riuscissimo a controllarci.

Esatto. A noi piace non controllarci.

Sai? In questo momento l’unica cosa che vorrei è averti qui accanto. Ed è strano, perché è un pomeriggio qualunque e io sto male. Penso che l’unica cosa che in questo momento non mi farebbe stare male sarebbe avere te accanto. Una persona con cui non devo fare finta. Una persona senza pregiudizi. Forse mi sentirei così bene perché con te mi sentirei libera. Avrei una sensazione di potenza, come se potessi conquistare tutto il mondo.

Sai, magari siamo delle persone tanto sbagliate quanto giuste nello stare insieme.

L’amore è un po’ malato. Ti cambia per forza. Riesci a essere tutto quello che non sei quando sei innamorato. Invece con te, posso lasciarmi andare. Cazzo.

Basta fare questi discorsi. Smettiamola di parlare e torniamo a indossare quella maschera di ignoranza.

Già.

E indossiamo una maschera. Un po’ come i calvi con il riporto, che non vogliono accettare la loro condizione di “testa scoperta” e quindi si illudono. Mentono alla gente e a se stessi.

Invece sarebbe bello prendere una macchinetta e rasarsi totalmente, scoprirsi veramente per come si è.

Ma oggi è così……… difficile.

319804_10150786807355309_650199005_n


Le chat et la maison.

In fondo non ha importanza quanto sia stretta la tua stanza o quanto stia in basso il tuo appartamento.

Basta avere un letto, della musica e un gatto… per sentirsi subito a casa.

Per sentirti a casa hai bisogno di “cose quotidiane”, di ripetizioni. Il gatto è metodico, serve a questo. Serve a svegliarti cinque minuti prima che suoni la sveglia, perché LUI ha fame e ha deciso che le 07.55 sono un buon orario per cominciare la giornata.

Dopo la colazione stampa quella favolosa cagata che ti farà salire il vomito e ti farà correre in bagno subito dopo aver messo su il caffè. (Ammettiamolo, anche la puzza di cacca è sinonimo di casa. Quando entri in bagno subito dopo l’evacuazione di tuo fratello… per esempio.)

Mentre sgranocchi i biscotti e butti giù la tua tazzina di caffè, il gatto esegue una strana danza attorno a te, alternando degli strani suoni a degli scatti di corsa veloce. Ti sta dicendo che ha voglia di giocare, che lui è già attivo e tu ancora devi risvegliare i tuoi sensori spaziotemporali. Ti ricorda che lui non ha bisogno di affrontare nessuna società fuori, che non lo sta aspettando nessuno e che in qualsiasi momento potrebbe tornare nel TUO letto a dormire e poltrire.

Insomma, ti sta esprimendo ciò che tu non vorresti pensare. Maledetto.

I gatti hanno tanti vizi, tante caratteristiche.

Il mio ruba calzini.

Già. Il mio gatto è un ladro. Si accuccia sulle mie pantofole pelose e mi ruba i calzini.

Ovviamente accetta le coccole solo quando è lui a richiederle esplicitamente, altrimenti morsi e graffi per dimostrare affetto. Eh sì, i gatti hanno un modo contorto di dimostrare affetto. Fidati di un gatto che pare volerti staccare il dito e diffida di colui che ti lecca la mano.

Il mondo dei gatti è al contrario.

Tutto questo mi risulta estremamente sopportabile? .

Quando mi metto a letto lui si accuccia adattandosi perfettamente al mio corpo e seguendo minuziosamente i cambiamenti delle mie posizioni per tutta la notte.

E’ uno stronzo, ma neanche lui può vivere senza me.

Il gatto è la mia idea di “casa”.

IMG_5397


Lost.

Trattengo il respiro e tiro giù l’ultimo sorso di Jack.
Ancora una volta dimentico di ascoltarmi e come cera liquida cambio forma e sinuosamente divento esattamente ciò che il resto del mondo vuole che io sia.
Metamorfosi.
Forte capacità di adattamento?
Scarsa individualità caratteriale?
Chi sono? Sono ciò che gli altri vogliono vedere in me. Sono una persona fidata. Sono una sconosciuta. Sono una stronza da offendere per strada solo perché oggi è una giornata storta. Sono assolutamente nessuno. Sono la persona gentile che ti passa il biglietto del bus. Sono un numero in fila davanti la posta. Sono un codice di matricola. Sono quella che ti fa ridere. Sono quella che ti fa piangere.
Sono sincera, ma a volte posso mentirti… se vuoi sentire bugie.
Mille volti in cui potermi cercare. Il mio ego si fa grande e si frantuma in granelli di esistenza vissuta e di esistenza in potenza. Non è forse vero che siamo i riassunti di tante persone?
Siamo come una tela bianca e dei colori.
Siamo le macchie che imbrattano la tela.
Siamo il vento che la fa cadere e la pioggia che la bagna.
Siamo i colori sbiaditi dal tempo.
Siamo un insieme infinito di forme sbavate e tentate correzioni.
Improvvisamente mentre provo ad ascoltarmi, mi accorgo di essermi persa in tutte queste sfumature. Continuando a rincorrere un ideale di me stessa che non può che essere diverso ogni volta.
Forse è impossibile dare una forma a qualcosa che una forma non l’ha avuta mai.
Come un pentagramma vuoto ricerco la mia perfetta melodia. Come una chiave di violino la vita gira su se stessa.

Per la prima volta non ho avuto bisogno di inventarmi un’immagine. Ho messo della musica e quella musica è piaciuta. La mia musica. E basta.
Quando, in mezzo a tutta questa confusione di maschere, ti accorgi di aver toccato l’unica e vera raffigurazione di te… ti senti felice. Sì, felice. Per una volta senza censure.
10421372_1518169758403114_4407443087418426493_n

(Foto di Stefania Cacace – Frame)


Al di là del Buco

Verso la fine della guerra fredda (e pure calda) tra i sessi

Un'americana a Roma

Not your average American girl in Rome.

appunti e note

blog di ed. astarte

la bloggastorie

Io metto una lente di fronte al mio cuore per farlo vedere alla gente (Aldo Palazzeschi)

scrittura da strada

Parole libere, veloci, potenti, come pugni nello stomaco

FarOVale

Hearts on Earth

Topper Harley

Uno, nessuno e ventitrè

BUTAC - Bufale un tanto al chilo

Harder. Better. Faster. Bufaler.

Selvaggia Scocciata

Mi interesso spesso e mi annoio subito.

Mangiobevoemenefrego

62kg di pasticci culinari.

i discutibili

perpetual beta

Michele (Caliban)

Perfidissimo Me

VETROCOLATO

I MIEI PENSIERI SONO DI VETRO COLATO, NON CI STANNO PIÙ CHIUSI IN UN CASSETTO

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: