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Soli con tutti.

Ci avviciniamo ad una persona per svariati motivi.

Penso ci sia sempre un motivo inconscio per cui lo facciamo. Forse, in quel preciso momento della nostra vita avevamo bisogno di amore, oppure di un’amicizia folle, o anche di uno scopa/amico. E così quell’incontro così casuale prende vita e si insidia nella nostra quotidianità.

Stringiamo legami per non sentirci soli, per condividere il nostro dolore, per compatire, per sentirci importanti per qualcuno, per avere qualcuno di cui prenderci cura, per sfogare i nostri istinti sessuali, per ringiovanire la nostra esistenza, per ridere…

Le svariate possibilità che ci portano a conoscere una persona sono davvero infinite. Il punto è, che non lo sappiamo mai fino in fondo. Perché? Perché ho voluto conoscere lui e raccontargli tutta la mia vita? Perché mi sono fidata così tanto di quest’altro? Ma soprattutto… come fanno, degli estranei, a diventare le persone più importanti della nostra vita?

Certe volte mi fermo a pensare a come era la mia vita senza determinate persone. Ero sempre IO, ma con il tempo mi sono accorta che dentro me, mille sfaccettature di altri caratteri, si sono plasmate e mischiate con ciò che “ero io” realmente.

Non so perché la gente si leghi così tanto agli altri. Spesso siamo legati al punto tale di amare più loro che noi stessi; e di volere più il loro bene che il nostro. Le persone ci influenzano dannatamente e noi cambiamo il nostro umore giornaliero in base a queste relazioni.

Io non so perché ho avuto bisogno di te. Non so perché ho deciso di cominciare a parlarti e aprirti il mio cuore; ma soprattutto, non so, qual è stato il momento esatto in cui ho deciso che saresti diventato… la persona più importante della mia vita.

Ci sono persone che entrano nella tua vita in punta di piedi, cautamente, silenziosamente. Imparano a conoscere la tua anima, rubando uno strato del tuo cuore. Lentamente si fondono con la tua passione. Persone che eclissano tutto il resto, in grado di comprenderti poiché ormai hanno profanato ogni tua emozione. Conoscono il tuo corpo e le sfumature del tuo carattere.

Noi scegliamo, scegliamo di continuo. Scegliamo la gente che ci circonda, la scegliamo per il carattere, per la conformazione fisica, per la forza morale, per l’intelligenza, per gli ottimi consigli che può dispensare, per tutto.

Cerchiamo continuamente delle certe caratteristiche in determinate persone, per precisi momenti della vita.

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Anche lo scotch ha un punto d’inizio.

28 settembre 2011.

La domanda di D. mi risuona ancora in testa: “Tu cosa ne pensi, di tutto questo?

Me lo chiede in un modo un po’ impacciato e timoroso. Me lo chiede come lo chiederebbe una persona che sa esattamente che sta mettendo il coltello nella piaga, il dito nel culo, o qualsiasi altra cosa fastidiosa possa esistere al mondo. 

Bene, io penso soltanto che maledico il giorno in cui l’ho conosciuto. Io penso che vorrei esportarmi il cuore e il cervello per poterlo dimenticare e rimuovere ogni ricordo. Io penso che sto tremando dal nervoso e ho una fitta al petto. Io penso che se lo rivedo con lei al suo fianco, dopo tutto quello che è successo, potrei morirne. Io penso di aver sbagliato fin dal principio e che non è mai stato come si è fatto conoscere da me. Io, di tutto questo, non so a chi credere e non so a chi parlare. Io penso di avere voglia di piangere, piangere e… urlare. Sto provando un dolore straziante. Io penso che ho paura… paura di scoprire che ama realmente lei, paura di capire che sarò sempre al secondo posto, paura di rendermi conto che è stato tutto un castello di sabbia, una montagna di bugie. Io ho paura di amare di nuovo, ho paura di non essere amata abbastanza e, soprattutto, ho paura di rimanere sola. Vorrei strappare tutti i fogli in cui ho trascritto le mie emozioni, in cui ho raccontato attimi di felicità con lui. Voglio annullarmi e smettere di tremare. Questo scrivere da suicida mi sta stancando, ma è l’unica cosa che mi aiuta a scaricare la collera.

E la cosa peggiore è che non trovo un appiglio a cui aggrapparmi, un’ancora di salvezza che possa salvarmi da me stessa. Mi sento come quando non trovi il punto d’inizio dello scotch adesivo, sai che c’è, è lì… E tu continui a raschiare le tue unghia su quella superficie identica a se stessa…. Ma non lo trovi, il punto d’inizio, perché lo scotch ti inganna. Lo scotch è cattivo. Io ho bisogno del punto d’inizio dello scotch per attaccarmi al muro, uscire da me stessa e guardarmi da fuori. Riscoprirmi.

Ma come tutte le cose di cui hai bisogno, non arrivano mai quando servono. Mai. E ti ritrovi a oscillare tra i tuoi pensieri rotti e le tue scelte sbagliate. Inciampando, sempre, fino a farti sanguinare le mani. Perché è questo che vogliamo noi masochisti, no?Immagine

 

Rileggersi dopo tanto tempo è qualcosa che mi spaventa sempre e poi mi stupisce.


Cambiamenti inaccettabili.

*Abbandonatevi con questa. E’ stata la fonte d’ispirazione per ciò che segue*

Se mi ami o no, ormai non importa. Se mi hai usata per tutto questo tempo, ormai non importa. Se ti ho fatto solamente pena tutte le volte che ti baciavo, ormai non importa. Non importa per il semplice fatto che è finita. Non importa perché è giunto il momento di dimenticarti, di cercare di passare avanti, di mettere una pietra sopra, di trovare un altro chiodo che ti schiacci! Non importano più i momenti belli passati insieme, gli attimi che mi hai regalato e le parole dolci che mi sono bevuta. Ormai tu non fai più parte della mia vita, non vuoi più farne parte.

La mia vita è cambiata, hai detto bene, è cambiata radicalmente e io devo godermela. Io sono entrata all’Università, mi sono trasferita definitivamente e sto continuando con il mio sogno… la danza. Un sogno che avrei abbandonato per te. Non so se hai soltanto paura di soffrire, o se la tua è la paura di fare stare male me. Magari vuoi allontanarti soltanto perché la nostra storia è stata un gioco… uno stupido gioco in cui io ho perso. Ho perso ripetute volte. Ho tentato e ritentato di riprenderti, di riprendere questo ignobile gioco, ma non è servito a nulla; riuscivo solo a scavare la mia fossa. Lentamente mi abbandonavo ai miei istinti. Lentamente venivo risucchiata da me stessa, dalla prigione che mi sono costruita. Sento i tuoi sguardi indifferenti che mi colpiscono ogni volta che ci incontriamo per caso. Resto sempre appesa alla tua arbitraria decisione di salutarmi o no. Decidi tutto, cazzo, decidi tutto.

Voglio che qualcuno mi liberi da ciò che desidero.

Adesso, nel silenzio della mia stanza, in questa città così caotica, ripenso…

Io prenderei tutto di te… ma alla fine, finirei per distruggerti. Lo so, perché mi conosco”. Queste sono le ultime parole che mi hai detto. Le ultime sassate che hai lanciato nel mio stagno interiore. Tremende. Incomprensibili.

Sei come un lampo a ciel sereno… mi sconvolgi. Mi sconvolgi sempre. Hai rubato più di un attimo della mia vita e mi chiedo se era davvero solo per gioco. Mi chiedo tante cose. Forse troppe. Il mio problema è che non riesco a prenderla “come viene”, non riesco a essere superficiale. Per me tu eri il libro, non il capitolo. E resterai tale. Anche se passeranno gli anni, basterà una tua chiamata o un tuo messaggio per sconvolgermi di nuovo e farmi lasciare tutto. Tutto per te.

Passano tanti ragazzi da queste parti, ognuno con una storia diversa: qualcuno non ha mai provato ad amare, qualcuno non crede nell’amore, qualcun altro tradisce la propria ragazza perché non la ama più, altri inseguono il loro sogno, altri ancora vogliono godersi la vita e non promettono storie serie a nessuno. C’è chi mi dice un “ti voglio bene”, chi mi apprezza per il carattere, chi mi scoperebbe e basta, chi è in grado di essermi amico nonostante tutto, chi non riesce ancora a dimenticarmi; c’è chi non capisce la mia freddezza e mi reputa stronza. Ci sono tante storie, tante vite che s’intrecciano, tanti cuori che battono… e il mio appartiene a te. A te che, forse, sei l’unica persona a cui non importa proprio niente di me.

Ormai è passato un anno e, dalle telefonate fredde che ti faccio ogni tanto, capisco che ho perso. Ho perso tremendamente la mia battaglia. Ti amo ancora. Capisco anche di essere stata un’idiota perché non te l’ho mai detto. Forse te lo dirò quando per strada, una sera, incrocerò il tuo sguardo e, da ubriaca, pronuncerò quelle parole tanto difficili per me. Parole a cui tu non darai peso, perché sono le parole di una diciannovenne ancora troppo giovane per capirti e per riuscire a viverti fino in fondo.

Comunque la mia nuova vita è bella. Ho delle coinquiline fantastiche, una casa bellissima e una città ancora da scoprire. Questa nuova vita che aspetta solo di essere vissuta. Magari riuscirò a dimenticarti, ma per adesso, questa “nuova vita” mi sembra estremamente vuota.


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