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A pirate’s liar?

Ancora non riconosco il rumore della moto che si avvicina.
Ancora è troppo presto per crearsi delle aspettative.
Una bandiera nera e un po’ di salsedine. Odore di mare.
Ricordi tanto un’isola sperduta e una nave dei pirati. Voci stonate, rum scuro e canzoni insensate urlate alla luna.
Incomprensibilmente isolata, mi giravo e rigiravo in quella mia routine. Le vecchie paure mi circondavano spesso. I ricordi mi tartassavano.
Mi sono lasciata distrarre da quarantuno tatuaggi e due occhi verdi.
Sembra facile sfuggire al fascino del dannato, ma…
Il proibito, le menzogne, lo sporco… ci piace. Lottiamo nel fango con le nostre voglie. Mettiamo a repentaglio i nostri sentimenti per provare l’ebbrezza di questo giro in moto con le passioni.
Ma devi essere bravo a mantenere l’equilibrio. Non devi lasciarti coinvolgere. Non più di tanto.
Devi essere furbo. Devi saper prendere in giro i tuoi sentimenti.
E se rimanessi incastrata?
Le cose vanno così, ti prendono in faccia. Ti surclassano. Ti sottomettono e ne diventi schiavo, presto… neanche te lo aspetti. Mi mordo le labbra.
Ti guardo e non faccio altro che pensare alla tua bellezza. Ti piaccio.
La perfezione del tuo corpo è illegale.
Ciuffi di capelli arruffati. Una rosa.
Mi sai di un agglomerato di sensazioni, di pezzi di vita duri e taglienti. Mi sai di qualcosa che vuole essere aggiustato. Mi sai di alcol dimenticato sul fondo di un bicchiere.
Hai la risata di un bambino e una cicatrice sul volto.
Stringimi come se volessi entrarmi dentro.
Ho solo 72 ore per darti una ragione per rivedermi.
Poi partirò.
Ci sono momenti in cui sai perfettamente che sta per succedere qualcosa che ti destabilizzerà.
Che farà traballare il tuo umore.
La tua felicità ritornerà instabile o inesistente.
Pensieri, tormenti, paranoie.
Tutto ciò che viene dopo la disillusione. Il cinismo mancato.
Abbassi la guardia e sei fottuto.
Provo una certa adrenalina al pensiero di scoprire come andrà a finire.
Mal che vada ritornerò dalle mie vecchie paure, più forte di prima.
Loro faranno passare tutto e riporteranno la mia vita nella sua posizione.
Banale e monotona. Con lo sguardo sempre indietro. Cercando una consolazione in qualcosa che non esiste più.
Tra qualche giorno tornerà… questa sensazione di merda.
Un altro veleno da buttare giù.
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Fame d’aria.

HO FAME D’ARIA. Mi soffio il naso e cerco di aprire le vie respiratorie.

Inspiro.

Espiro.

Lentamente.

Inspiro ed espiro.

Niente. Non riesco a soddisfare la mia sete d’ossigeno.

Perché fare del male alla persona che si ama?

Provo con una canzone: Universal Dance. Provo a lasciare andare il mio cervello, evidentemente non ne vuole sapere di ossigenarsi.

Questo è un soffocamento a cui non sono abituata, un soffocamento fisico. Di solito mi soffoco di pensieri e sensi di colpa. Mi opprimo con le mie stesse paranoie.

Mi giro e rigiro nel letto. Guardo il muro a destra e vedo lo specchio. Sporco. Come il mio cuore. Sporco per una mia mancanza. Sporco che ho dimenticato come fosse prima.

I pensieri sfuggono dalle orecchie come nastri energetici che si intrecciano sul mio capo. E attorno a me. Sotto i piedi. Di fronte, li vedo, s’intrecciano. Decidono di non farmi respirare e di ossessionarmi.

Creo da sola la mia splendida e terrificante prigione intrecciata. La immagino luminosa, cerulea e della stessa consistenza del fumo. La immagino e si muove… sinuosa come la fiammella di una candela che respinge la forza di gravità.

Quante volte abbiamo osservato il fuoco che arde? Quante volte ci siamo bloccati a osservare quelle mutazioni di fiamme rosse e gialle?

Io sempre e resto paralizzata.

Come adesso, inchiodata a un pensiero che mi corre attorno e mi opprime.

Fa parte di me, questa prigione. Il mio io che si oppone e si sdoppia.  Cerca di dirmi qualcosa, come volesse avvisarmi, come volesse trattenermi. L’irrimediabile leggerezza della fantasia. Sto sognando a occhi aperti… a ritmo di musica. Questa musica. Alla fine che senso ha dire che sono seduta su una sedia, picchiettando le mani sulla tastiera di un computer e sentendo i suoni infernali delle macchine fuori dalla finestra.

Adesso è pure arrivata la pubblicità di Spotify per riportare la mia testa dentro questa stanza.

Ho pensato che sarebbe stato bello se tutto quello che ho scritto si fosse avverato davvero.

Forse ho bisogno di dormire e sognare. Vivere un po’ in quella mia doppia-vita che mi piace tanto.

Morfeo entusiasmami ancora.

17 luglio 2014

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Foto di Stefania Cacace – FRAME.


Un pomeriggio di amicizia e sproloqui.

Ma secondo te il problema siamo noi? Che non riusciamo ad adattarci? Oppure sono loro che hanno dei paraocchi come cavalli? E riescono soltanto a vivere ciò che già conoscono?

Ma vaffanculo! Sono loro ad avere dei problemi, anzi sono UN problema. Noi siamo fortunati… siamo curiosi e non seguiamo un pensiero comune!

Sono io la fortunata? Non trovo neanche qualcuno con cui condividere un genere musicale!

Sei fortunata, cazzo. Perché magari avresti voluto farlo. Sei curiosa!

Cazzo, volevo nascere cretina.

Perché l’ignoranza è una bella condizione mentale per vivere felici. O, quanto meno, non provare nemmeno a riconoscere la felicità. Perché quando non ti poni delle domande, stai bene. Ti senti appagato. E’ bello quando non sei consapevole di essere insignificante quanto una molecola di idrogeno che si allontana durante l’evaporazione dell’acqua di quella pozzanghera a terra per strada. Chi cazzo ci pensa alle molecole di idrogeno? Immaginati mentre sei in piena corsa per prendere il bus? (La pozzanghera, l’hai vista?)

Comunque è una condizione del cazzo, la consapevolezza. La “presa di coscienza”. Ma de che? Di quale coscienza? La coscienza che la mia esistenza è insignificante? E che dovrei cercare di sfruttarla al meglio? Vivere con il fiato sul collo, per cercare di viverla sta cazzo di vita!

E tanto lo so che vivrò nello sconforto estremo, sempre. Perché non saprò mai cosa e chi varrà la pena di essere vissuto. Ed è come quando cerchi di fare tante cose (e le fai male), piuttosto dovresti concentrarti su una cosa (e farla bene). Cazzo ma come si fa a scegliere?

E’ abbastanza strano come pensiero, ma se proprio devo essere preciso il fatto di sapere che nella nostra vita non saremo mai completamente liberi……. E di sapere che siamo soltanto dei polli da spennare, comandati da gente che nemmeno conosciamo. Sapere che non ci si può fidare di nessuno, perché ormai non ci si può fidare di nessuno! Obiettivamente! Ci inculiamo tra di noi.

Porca troia. E’ tutto così malato e noi lo accettiamo.

Sapere che tutto quello che facciamo di sbagliato lo pagheremo nel nostro futuro, ma continuiamo a farlo. Sapere le nostre debolezze e sapere che anche la persona con cui stai ha le tue stesse debolezze. Perché siamo fatti di carne. E di spirito. E di istinto.

E’ come se non riuscissimo a controllarci.

Esatto. A noi piace non controllarci.

Sai? In questo momento l’unica cosa che vorrei è averti qui accanto. Ed è strano, perché è un pomeriggio qualunque e io sto male. Penso che l’unica cosa che in questo momento non mi farebbe stare male sarebbe avere te accanto. Una persona con cui non devo fare finta. Una persona senza pregiudizi. Forse mi sentirei così bene perché con te mi sentirei libera. Avrei una sensazione di potenza, come se potessi conquistare tutto il mondo.

Sai, magari siamo delle persone tanto sbagliate quanto giuste nello stare insieme.

L’amore è un po’ malato. Ti cambia per forza. Riesci a essere tutto quello che non sei quando sei innamorato. Invece con te, posso lasciarmi andare. Cazzo.

Basta fare questi discorsi. Smettiamola di parlare e torniamo a indossare quella maschera di ignoranza.

Già.

E indossiamo una maschera. Un po’ come i calvi con il riporto, che non vogliono accettare la loro condizione di “testa scoperta” e quindi si illudono. Mentono alla gente e a se stessi.

Invece sarebbe bello prendere una macchinetta e rasarsi totalmente, scoprirsi veramente per come si è.

Ma oggi è così……… difficile.

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Le chat et la maison.

In fondo non ha importanza quanto sia stretta la tua stanza o quanto stia in basso il tuo appartamento.

Basta avere un letto, della musica e un gatto… per sentirsi subito a casa.

Per sentirti a casa hai bisogno di “cose quotidiane”, di ripetizioni. Il gatto è metodico, serve a questo. Serve a svegliarti cinque minuti prima che suoni la sveglia, perché LUI ha fame e ha deciso che le 07.55 sono un buon orario per cominciare la giornata.

Dopo la colazione stampa quella favolosa cagata che ti farà salire il vomito e ti farà correre in bagno subito dopo aver messo su il caffè. (Ammettiamolo, anche la puzza di cacca è sinonimo di casa. Quando entri in bagno subito dopo l’evacuazione di tuo fratello… per esempio.)

Mentre sgranocchi i biscotti e butti giù la tua tazzina di caffè, il gatto esegue una strana danza attorno a te, alternando degli strani suoni a degli scatti di corsa veloce. Ti sta dicendo che ha voglia di giocare, che lui è già attivo e tu ancora devi risvegliare i tuoi sensori spaziotemporali. Ti ricorda che lui non ha bisogno di affrontare nessuna società fuori, che non lo sta aspettando nessuno e che in qualsiasi momento potrebbe tornare nel TUO letto a dormire e poltrire.

Insomma, ti sta esprimendo ciò che tu non vorresti pensare. Maledetto.

I gatti hanno tanti vizi, tante caratteristiche.

Il mio ruba calzini.

Già. Il mio gatto è un ladro. Si accuccia sulle mie pantofole pelose e mi ruba i calzini.

Ovviamente accetta le coccole solo quando è lui a richiederle esplicitamente, altrimenti morsi e graffi per dimostrare affetto. Eh sì, i gatti hanno un modo contorto di dimostrare affetto. Fidati di un gatto che pare volerti staccare il dito e diffida di colui che ti lecca la mano.

Il mondo dei gatti è al contrario.

Tutto questo mi risulta estremamente sopportabile? .

Quando mi metto a letto lui si accuccia adattandosi perfettamente al mio corpo e seguendo minuziosamente i cambiamenti delle mie posizioni per tutta la notte.

E’ uno stronzo, ma neanche lui può vivere senza me.

Il gatto è la mia idea di “casa”.

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Lost.

Trattengo il respiro e tiro giù l’ultimo sorso di Jack.
Ancora una volta dimentico di ascoltarmi e come cera liquida cambio forma e sinuosamente divento esattamente ciò che il resto del mondo vuole che io sia.
Metamorfosi.
Forte capacità di adattamento?
Scarsa individualità caratteriale?
Chi sono? Sono ciò che gli altri vogliono vedere in me. Sono una persona fidata. Sono una sconosciuta. Sono una stronza da offendere per strada solo perché oggi è una giornata storta. Sono assolutamente nessuno. Sono la persona gentile che ti passa il biglietto del bus. Sono un numero in fila davanti la posta. Sono un codice di matricola. Sono quella che ti fa ridere. Sono quella che ti fa piangere.
Sono sincera, ma a volte posso mentirti… se vuoi sentire bugie.
Mille volti in cui potermi cercare. Il mio ego si fa grande e si frantuma in granelli di esistenza vissuta e di esistenza in potenza. Non è forse vero che siamo i riassunti di tante persone?
Siamo come una tela bianca e dei colori.
Siamo le macchie che imbrattano la tela.
Siamo il vento che la fa cadere e la pioggia che la bagna.
Siamo i colori sbiaditi dal tempo.
Siamo un insieme infinito di forme sbavate e tentate correzioni.
Improvvisamente mentre provo ad ascoltarmi, mi accorgo di essermi persa in tutte queste sfumature. Continuando a rincorrere un ideale di me stessa che non può che essere diverso ogni volta.
Forse è impossibile dare una forma a qualcosa che una forma non l’ha avuta mai.
Come un pentagramma vuoto ricerco la mia perfetta melodia. Come una chiave di violino la vita gira su se stessa.

Per la prima volta non ho avuto bisogno di inventarmi un’immagine. Ho messo della musica e quella musica è piaciuta. La mia musica. E basta.
Quando, in mezzo a tutta questa confusione di maschere, ti accorgi di aver toccato l’unica e vera raffigurazione di te… ti senti felice. Sì, felice. Per una volta senza censure.
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(Foto di Stefania Cacace – Frame)


Al di là del Buco

Verso la fine della guerra fredda (e pure calda) tra i sessi

Un'americana a Roma

Not your average American girl in Rome.

appunti e note

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Io metto una lente di fronte al mio cuore per farlo vedere alla gente (Aldo Palazzeschi)

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