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Fame d’aria.

HO FAME D’ARIA. Mi soffio il naso e cerco di aprire le vie respiratorie.

Inspiro.

Espiro.

Lentamente.

Inspiro ed espiro.

Niente. Non riesco a soddisfare la mia sete d’ossigeno.

Perché fare del male alla persona che si ama?

Provo con una canzone: Universal Dance. Provo a lasciare andare il mio cervello, evidentemente non ne vuole sapere di ossigenarsi.

Questo è un soffocamento a cui non sono abituata, un soffocamento fisico. Di solito mi soffoco di pensieri e sensi di colpa. Mi opprimo con le mie stesse paranoie.

Mi giro e rigiro nel letto. Guardo il muro a destra e vedo lo specchio. Sporco. Come il mio cuore. Sporco per una mia mancanza. Sporco che ho dimenticato come fosse prima.

I pensieri sfuggono dalle orecchie come nastri energetici che si intrecciano sul mio capo. E attorno a me. Sotto i piedi. Di fronte, li vedo, s’intrecciano. Decidono di non farmi respirare e di ossessionarmi.

Creo da sola la mia splendida e terrificante prigione intrecciata. La immagino luminosa, cerulea e della stessa consistenza del fumo. La immagino e si muove… sinuosa come la fiammella di una candela che respinge la forza di gravità.

Quante volte abbiamo osservato il fuoco che arde? Quante volte ci siamo bloccati a osservare quelle mutazioni di fiamme rosse e gialle?

Io sempre e resto paralizzata.

Come adesso, inchiodata a un pensiero che mi corre attorno e mi opprime.

Fa parte di me, questa prigione. Il mio io che si oppone e si sdoppia.  Cerca di dirmi qualcosa, come volesse avvisarmi, come volesse trattenermi. L’irrimediabile leggerezza della fantasia. Sto sognando a occhi aperti… a ritmo di musica. Questa musica. Alla fine che senso ha dire che sono seduta su una sedia, picchiettando le mani sulla tastiera di un computer e sentendo i suoni infernali delle macchine fuori dalla finestra.

Adesso è pure arrivata la pubblicità di Spotify per riportare la mia testa dentro questa stanza.

Ho pensato che sarebbe stato bello se tutto quello che ho scritto si fosse avverato davvero.

Forse ho bisogno di dormire e sognare. Vivere un po’ in quella mia doppia-vita che mi piace tanto.

Morfeo entusiasmami ancora.

17 luglio 2014

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Foto di Stefania Cacace – FRAME.


Anche lo scotch ha un punto d’inizio.

28 settembre 2011.

La domanda di D. mi risuona ancora in testa: “Tu cosa ne pensi, di tutto questo?

Me lo chiede in un modo un po’ impacciato e timoroso. Me lo chiede come lo chiederebbe una persona che sa esattamente che sta mettendo il coltello nella piaga, il dito nel culo, o qualsiasi altra cosa fastidiosa possa esistere al mondo. 

Bene, io penso soltanto che maledico il giorno in cui l’ho conosciuto. Io penso che vorrei esportarmi il cuore e il cervello per poterlo dimenticare e rimuovere ogni ricordo. Io penso che sto tremando dal nervoso e ho una fitta al petto. Io penso che se lo rivedo con lei al suo fianco, dopo tutto quello che è successo, potrei morirne. Io penso di aver sbagliato fin dal principio e che non è mai stato come si è fatto conoscere da me. Io, di tutto questo, non so a chi credere e non so a chi parlare. Io penso di avere voglia di piangere, piangere e… urlare. Sto provando un dolore straziante. Io penso che ho paura… paura di scoprire che ama realmente lei, paura di capire che sarò sempre al secondo posto, paura di rendermi conto che è stato tutto un castello di sabbia, una montagna di bugie. Io ho paura di amare di nuovo, ho paura di non essere amata abbastanza e, soprattutto, ho paura di rimanere sola. Vorrei strappare tutti i fogli in cui ho trascritto le mie emozioni, in cui ho raccontato attimi di felicità con lui. Voglio annullarmi e smettere di tremare. Questo scrivere da suicida mi sta stancando, ma è l’unica cosa che mi aiuta a scaricare la collera.

E la cosa peggiore è che non trovo un appiglio a cui aggrapparmi, un’ancora di salvezza che possa salvarmi da me stessa. Mi sento come quando non trovi il punto d’inizio dello scotch adesivo, sai che c’è, è lì… E tu continui a raschiare le tue unghia su quella superficie identica a se stessa…. Ma non lo trovi, il punto d’inizio, perché lo scotch ti inganna. Lo scotch è cattivo. Io ho bisogno del punto d’inizio dello scotch per attaccarmi al muro, uscire da me stessa e guardarmi da fuori. Riscoprirmi.

Ma come tutte le cose di cui hai bisogno, non arrivano mai quando servono. Mai. E ti ritrovi a oscillare tra i tuoi pensieri rotti e le tue scelte sbagliate. Inciampando, sempre, fino a farti sanguinare le mani. Perché è questo che vogliamo noi masochisti, no?Immagine

 

Rileggersi dopo tanto tempo è qualcosa che mi spaventa sempre e poi mi stupisce.


Una vita in PUNTA di piedi.

E’ come se stessi sempre a rincorrere un treno che non ferma mai in nessuna stazione.

Le prove sono andate male. Io non ci sono per niente e, probabilmente, mi butteranno fuori alla prima cernita. Io ce la metto tutta, provo in tutti i modi di fare quel pezzo, il mio assolo, come “cristocomanda”… ma non ci riesco, non è mai abbastanza. Penso ai miei orribili piedi e dimentico di tenere il controllo delle scapole. Scandisco l’ossigenazione e le mie gambe cedono senza che io me ne accorga. E’ tutto un disastro.

Non è vero ciò che dice la gente, né tanto meno quello che vediamo nei film: per ballare non basta il cuore, non basta indossare la propria anima e andare in scena. No. Io danzo con tutta me stessa, butto sangue per ballare, ma non è mai abbastanza. E il punto sta proprio in questo, non puoi danzare di getto e improvvisare delle emozioni. Deve essere tutto premeditato, tutto già composto. Devi seguire la musica, ma non esserne schiavo.

La danza è la ricerca della perfezione…… la ricerca ossessiva della perfezione.

Eppure mi ero illusa di pensare alla danza come un posto astratto in cui rifugiarmi. Un’isola di pace lontana da ricercare a tutti i costi. Voglio solo emozionare la gente, voglio smuovere dentro di loro qualcosa, qualsiasi cosa. Voglio impressionare le persone sedute su quella poltrona. Voglio far vivere un momento, un attimo soltanto di una qualsiasi sensazione. Voglio trasmettere, trasmettere tutto il caos che ho dentro. Tutto quello che tengo nascosto e che freme dal desiderio di uscire. Voglio esplodere di sentimento e adrenalina su quel palco. Desidero soltanto sconvolgere per due istanti la mente del mio pubblico. Catturare la gente attraverso la mia danza.

A qualcuno piaceva chiamarmi “animale da palcoscenico“. Come se fossi nata per questo. Ma io non chiedo molto, solo un piccolo spazio, una piccola riconoscenza dopo tutto il lavoro. Lo devo, alla mia vita. Alla mia vita fatta di sacrifici.

Ma, se il lavoro fatto non fosse abbastanza? Se non avessi fatto davvero il mio dovere? Con quale diritto chiederei tutto questo? Spero di averlo meritato, spero di meritarlo.

Soffro, soffro quando la danza mi fa soffrire. Si dice che non puoi amare una rosa e non volere le sue spine. E’ vero. Amo tutto della danza. I vestiti, la musica, i passi, l’emozione, gli specchi, l’odore di raso, il parquet. Tutto. Amo anche il sudore, il dolore, le delusioni, gli stiramenti, gli strappi, i rischi. La ammiro in ogni suo dettaglio. Bramo la sua leggerezza e il suo essere così versatile ed incostante. Meraviglioso linguaggio universale di parole silenziose e corpi aggrovigliati a ritmo di musica. Sentimenti contrastanti. Puoi gioire e distruggerti, puoi essere ed apparire. Innamorarti. Innamorarti di questa splendida arte astratta. Un’arte perfetta che non ha bisogno di essere conosciuta in tutte le sue regole per riuscire a travolgere. Guardando la danza, un animo nobile si lascia trascinare dal lento dondolare di quel vortice di passi così diversi, ma così incredibilmente compatibili.

Non importa quanto dovrò sopportare. La mia anima non smetterà mai di danzare, anche sul letto di morte, danzerò con la mente… accompagnata dagli accordi e dal tocco leggero di un pianoforte e ripenserò alla mia gioventù. Alle mie prove, alla mia aula, al mio fanatico mondo fatto di musica, raso e tulle. E’ paradossale come qualcosa che mi faccia sentire così viva, riesca ad ammazzarmi, ogni giorno.

Oggi mi sento fatta di ceramica, tipo un vaso che ti cade e si rompe in mille pezzi. Poi, vai a metterlo insieme e non trovi la continuazione nelle linee del disegno.

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